Prefazione

Mettendo mano al ddl istitutivo delle Società Benefit italiane un’idea di fondo è sempre rimasta presente: portare gli imprenditori italiani dentro la rivoluzione che si prepara nel mondo economico e liberare la loro energia e creatività, nella convinzione di poter essere avvantaggiati dalla nostra tradizione e di non limitarci per imitazione tardiva ad essere dei “follower”. Spero che il testo di legge approvato dal parlamento, totalmente fedele alla sua prima stesura, possa racchiudere in sé queste potenzialità senza dover pagare lo scotto dei tanti gradi di libertà lasciati alle imprese a volte anche per impossibilità di fornire rigidi protocolli da seguire o chiari benchmark di riferimento.Questi primi tre anni sul campo sembrano dare ragione a questa scelta, ma individuano nel contempo alcune necessità, peraltro previste o addirittura auspicate, di supporto sul campo: gli imprenditori non si sono spaventati di quello che a prima vista poteva apparire un salto nel vuoto o un nuovo, ennesimo, elemento di complessità voluto dal sadismo del legislatore, ma al contrario hanno dato vita a quel pluralismo di esperienze che può e deve segnare ora un punto di svolta per una platea molto più vasta di imprese. Trasformarsi in SB o costituirsi come SB è relativamente facile dal punto di vista formale, ma rappresenta, e tutti fin qua dimostrano di esserne consapevoli, un cambio di paradigma, una mutazione genetica, un cambiamento identitario profondo dell’idea stessa di impresa come la intendiamo, almeno giuridicamente, oggi. E’ vero che molti tra questi “pionieri” hanno accolto con entusiasmo questa novità riconoscendovisi, vestendo la nuova forma giuridica come un abito costruito su misura, come il coronamento della propria storia di sempre, ma è anche vero, per contro, che divenire SB significa prima di tutto scommettere sul fatto che il mercato, le sue regole, la sua efficacia devono e dovranno cambiare radicalmente. Da questa prospettiva, anche il tema della reportistica assume, o almeno questo è l’auspicio, una veste differente, divenendo l’irrinunciabile carta d’identità del nuovo soggetto che si desidera definire e far conoscere. Anche per questo motivo non si è ritenuto opportuno definire rigidamente nessuno degli elementi costitutivi che vanno considerati dalla conseguente reportistica, ma si è ritenuto necessario, imprescindibile, fare in modo che venissero valorizzate tutte le esperienze presenti e future che consentissero la massima espressività di questo movimento, lasciando poi alla valutazione critica di quanto sarebbe emerso il compito di riordinare ed indirizzare, auspicato in legge e affidato implicitamente agli stessi operatori economici. Tutto ciò potrebbe apparire non usuale e infatti non lo è. La responsabilità affidata al mondo economico, alle imprese e ai professionisti, come alle Università ed agli istituti di ricerca, è altissima e richiede una pronta risposta, pena il fallimento dell’intera operazione. Risposta che non è mancata fin dai primi giorni di vita della legge. Molte sono state le organizzazioni a dedicare la propria attenzione alle nuove “Società Benefit” commentando la legge, suggerendo le modalità applicative nel concreto e fornendo spunti per il futuro. Tanti i soggetti che con entusiasmo hanno aderito a gruppi di lavoro per elaborare strumenti per gli imprenditori interessati, valorizzare le pratiche già presenti, ipotizzarne di nuove. Consegnati i primi bilanci è ora importante questo primo studio sulla reportistica utilizzata, ancora più utile nella misura in cui, come avviene in questo caso, non ci si limita ad una lettura ex-post, ma si cerca di cogliere il cambiamento a monte che nell’impresa è stato adottato per poi pervenire ad una sua esposizione formale. Siamo dunque all’inizio di quel lavoro collettivo, plurale ed originale che si auspicava e che è la ragione per la nascita di Assobenefit, l’Associazione Nazionale per le Società Benefit che si propone di supportare queste iniziative a sostegno dello sviluppo del movimento Benefit in Italia. Grazie dunque a chi ha saputo e voluto scommettere sul contributo positivo che le Società Benefit possono offrire per concorrere a cambiare il sistema di sviluppo economico e renderlo sostenibile. Un compito non semplice, cruciale per il benessere dei prossimi anni, che deve vederci tutti uniti, con ruoli differenti, nel dare il proprio specifico contributo con l’intento di far emergere le buone pratiche e migliorare di anno in anno la prassi che la legge vuole semplicemente indirizzare. Ringrazio in particolare NIBR perchè questo studio non solo rappresenta un’occasione di confronto e stimolo al dibattito, ma è anche un esempio positivo di costruzione di quella rete di interessi di cui il mondo benefit ha bisogno per crescere.

On. Mauro Del Barba

Presidente Assobenefit

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Wednesday, January 9, 2019