Corporate sustainability: l’impegno di Assobenefit nel sensibilizzare il legislatore
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Corporate sustainability: l’impegno di Assobenefit nel sensibilizzare il legislatore

Una riflessione lungo tutto l’arco del convegno di martedì 21 novembre, nato su impulso di Assobenefit, circa il bivio a cui l’adozione delle direttive sulla corporate sustainability potrà portare, tra un’applicazione che non sia troppo pesante per le imprese e la necessità di fare un cambiamento sostanziale verso lo sviluppo sostenibile.

Lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione dell’impresa italiana non hanno colore politico. Martedì 21 novembre si è tenuto il workshop dell’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sostenibile, coordinato dall’On. Alessandro Colucci, sul tema delle “Direttive europee per la rendicontazione e la governance della sostenibilità (CSRD e CSDD) e il ruolo del sistema produttivo e delle PMI italiane”.  

Nato su impulso di Assobenefit, il convegno ha avviato i lavori con la relazione di apertura dell’On. Mauro Del Barba, “padre” della legge istitutiva delle Società Benefit e Presidente di Assobenefit. Sono intervenuti, inoltre, tra i relatori: Stefano Cappiello, Direttore Generale della Direzione V “Regolamentazione e Vigilanza del Sistema Finanziario” presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), Monica Palumbo, Partner Dipartimento Assurance Deloitte – Consulenza Sostenibilità ed ESG, Gianmario Crescentino, Presidente Deloitte Central Mediterranean – Leader Dipartimento Public Policy Affair di Deloitte e Presidente ASSIREVI; Ernesto Lanzillo, Partner Dipartimento Deloitte Private, Giovanni Baroni, Presidente Confindustria – Piccola Industria.

E’ prioritario dare applicazione alle nuove direttive europee con l’obiettivo di raggiungere un cambiamento sostanziale e non già un mero adempimento formale per le imprese. Di qui l’iniziativa trasversale aperta ai parlamentari dei diversi partiti volta a migliorare la norma europea, per arrivare all’appuntamento legislativo di adozione cogliendo l’opportunità di accompagnare il mercato verso un concreto sviluppo sostenibile e facendo sì che, adeguandovisi, le imprese italiane possano essere competitive anche sul piano internazionale. Entro luglio 2024, infatti, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono chiamati ad implementare le due direttive: la Direttiva Corporate Sustainability Reporting Directive, cosiddetta CSRD,e la Corporate Sustainability Due Diligence, CSDD, concludendo l’iter di adozione da parte degli Stati membri.  

La CSRD modifica i requisiti di reddito ampliando la platea di soggetti obbligata alla rendicontazione di sostenibilità: «Abbiamo stimato che si passerà da 200 a più di 4.000 imprese introducendo anche elementi ed indici più stringenti, e quindi diventa ancora più complesso da applicare», ha affermato l’On. Alessandro Colucci, Presidente dell’Intergruppo parlamentare Sviluppo Sostenibile.La seconda cambia la rendicontazione degli aspetti non finanziari di un’azienda e introduce doveri di diligenza in merito a identificazione, prevenzione, mitigazione e rendicontazione degli impatti negativi sociali e ambientali prodotti dalle imprese con le proprie attività e tramite la catena del valore: «Questo colpisce ancora di più perché pensare agli aspetti negativi che produce l’impresa, è un elemento che, almeno dal punto di vista culturale, deve essere inteso come un’evoluzione», ha sottolineato l’On. Colucci. 

L’On. Mauro Del Barba ha parlato di oculatezza e di tempestività nella scelta di occuparsi delle due direttive: «Dentro questa scelta dell’Intergruppo ci sta la convinzione e la consapevolezza che non c’è sostenibilità che non passi attraverso un grande shifting delle dinamiche del mercato. È il mercato che deve diventare sostenibile e le istituzioni lo debbono accompagnare. E allora noi siamo convinti che il passaggio di queste due direttive sia una pietra miliare molto importante: ridefiniremo alcuni aspetti del capitalismo; quindi, la delicatezza di quello che dobbiamo compiere nelle prossime settimane è fondamentale».  

Nel ricordare come proprio il legislatore italiano abbia cercato di accompagnare questa transizione in grande anticipo, nel 2015, con la legge che ha istituito le Società Benefit (n.208 del 28 dicembre 2015), Del Barba ha evidenziato come per il sistema Italia delle imprese questo tipo di cambiamento possa essere una grande opportunità e un vantaggio competitivo: «Noi dobbiamo spingere affinché si possa effettivamente valutare la bontà di un’impresa sulla sua capacità di produrre impatto positivo reale. Perché credo che, come Sistema Italia, resiliente e valoriale, abbiamo dei vantaggi che potrebbero darci anche una competitività, in virtù di una tradizione che lega l’impresa italiana al territorio, attenta ai bisogni di tutti i principali portatori di interessi, come dipendenti, comunità locali, clienti e fornitori, abbracciando l’intera catena di valore. Tutti aspetti che il nuovo paradigma europeo sembra voler ricercare anche dentro le due direttive».

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RENDERE LE PMI COMPETITIVE, IN GRADO DI ACCOGLIERE COME UN’OPPORTUNITA’ LE INNOVAZIONI POSTE DALLE DIRETTIVE EUROPEE.

Stefano Cappiello, Direttore del Sistema Finanziario del Ministero dell’Economia e Finanza (MEF), più che di opportunità parla di doveri ineludibili per le PMI italianeche sono la spina dorsale del nostro tessuto economico: «Quello che bisogna assicurare è che vi sia interoperabilità tra le regole mondiali e le regole europee e italiane. Questo per evitare quel fenomeno di svantaggio competitivo rispetto al quale altrimenti le imprese italiane ed europee si possano trovare».

Il secondo aspetto importante, che il dott. Cappiello ha evidenziato, è quello della “doppia materialità” che denota un cambio di approccio tra le regole mondiali e quelle europee: «Negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone si chiede alle imprese di tenere in considerazione gli impatti di sostenibilità nella misura in cui questi impatti incidono sul profitto di impresa, sul rendimento finanziario. L’approccio europeo è più rigoroso, chiede alle imprese di tenere in considerazione alcune variabili ESG; è un approccio che è volto a assicurarsi che veramente l’impatto sia preso in considerazione; tuttavia, non collide con il concetto della shareholder value».

Sulla Corporate Sustainability Reporting Directive, il MEF sta preparando una bozza di decreto legislativo. Due le parole chiavi per la sua introduzione, ha assicurato Stefano Cappiello: la gradualità nel tempo, con un’entrata in vigore scaglionata a seconda dell’impresa, e la proporzionalità, prevedendo standard semplificati per le PMI quotate; mentre le PMI non quotate possono comunque tenere un comportamento virtuoso e adottare standard volontari.  

Il Direttore del Sistema Finanziario del MEF ha poi annunciato l’avvio di un documento di consultazione: «Per coinvolgere tutti gli stakeholder in questa consultazione, anche prima dell’approvazione formale, per portarci un po’ avanti coi tempi e continuare la discussione che oggi abbiamo iniziato; quindi, per ricevere il vostro ritorno su quello che pensiamo possa essere un testo di Legge».

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LE SOCIETA’ BENEFIT GIA’ PRONTE PER CONSIDERARE L’IMPATTO COME UN OPPORTUNITA’.

Impegnata a sensibilizzare il legislatore circa la crucialità dell’appuntamento volto a recepire le due direttive, Assobenefit sarà in prima linea nell’iter di consultazione pubblica annunciato dal MEF. «Anche se finora il tema è passato del tutto inosservato, la ratifica delle direttive europee in materia di sviluppo sostenibile e rendicontazione è un passaggio fondamentale per il destino delle nostre imprese», ha detto l’On. Mauro Del Barba nel corso del workshop, e ha aggiunto: «Proprio in questi giorni, sulla Legge di delegazione europea, abbiamo un emendamento che va a definire il quadro per recepire la direttiva. Si apre così una fase importante, da trattare con l’adeguata attenzione». 

Le Società Benefit giocano da tempo la partita della sostenibilità, poiché includono i propri obiettivi di governance, ambientali e sociali (ESG) direttamente all’interno dell’oggetto sociale; prevedono, inoltre, una figura, il responsabile di impatto, che solitamente è anche Amministratore Delegato e siede nel Consiglio di Amministrazione. Si inserisce così nella strategia di sostenibilità di una Società Benefit una visione ampia, di medio-lungo termine e una governance di sostenibilità in grado di meglio cogliere il cambiamento strategico disegnato dall’Unione Europea, che si focalizza sulle opportunità di gestione del business secondo il nuovo modello IRO “impatti, rischi e opportunità”. A più riprese, infatti, molti degli intervenuti al convegno hanno sottolineato come il regolatore europeo voglia indurre le imprese europee a comportarsi come le “Società Benefit”. 

Assobenefit racchiude un gruppo di oltre 200 imprese Benefit, eterogenee per dimensioni e settore, rappresenta un osservatorio privilegiato e uno strumento utile per tutte quelle aziende che si trovano nel percorso di cambiamento verso un modello e una condotta di business sostenibile.«Oggi molte imprese valutano ciò che per la Società Benefit è peculiare: il duplice scopo, ovvero un beneficio comune, sociale o ambientale, che le caratterizzi, e la valutazione di impatto, inserita nella Relazione da redigere annualmente. L’esempio del legislatore italiano ma soprattutto dei nostri imprenditori è seguito anche fuori dall’Italia, e molti Stati stanno inserendo nel proprio ordinamento la qualifica di Società Benefit. Ora più che mai occorre rafforzare l’impegno», ha commentato infine Del Barba, in uscita dall’incontro. 

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