Costruire il modello europeo dell’impresa di domani
Assobenefit

Notizie dal mondo Benefit

Costruire il modello europeo dell’impresa di domani

L’iniziativa promossa da Assobenefit, CEM-Communauté des Entreprises à Mission e la Coalizione di Ecoimprenditori Kaya per promuovere l’adozione di una direttiva europea che introduca un quadro giuridico d’impresa fondato sui principi costitutivi delle Società Benefit.

Le sfide del XXI secolo, che l’Europa e il mondo si trovano ad affrontare, richiedono una trasformazione che coinvolge tutte le sfere della società civile, compresa l’economia: l’impresa deve reinventarsi per realizzare l’ambizione comune di un futuro più rispettoso delle persone e del pianeta, contribuendo attivamente al bene comune.

Per supportare questi cambiamenti, è necessario e urgente coinvolgere le imprese nella trasformazione in atto. In Italia, Francia e Spagna hanno già preso forma iniziative per ridefinire il ruolo dell’impresa, per strutturare e dare credibilità ai loro obiettivi, impegni e responsabilità, agendo su quattro leve: lo scopo sociale (corporate purpose), la governance, le finalità di beneficio comune, sociali e ambientali, l’implementazione di sistemi di controllo e monitoraggio.

Queste iniziative devono ora essere estese all’Unione Europea. Per accelerare la transizione in atto e garantire il commitment delle imprese, abbiamo bisogno di un quadro giuridico comune, un nuovo contratto sociale ed ambientale per le imprese!

Nel 2016 l’Italia ha aperto la strada creando lo status di Società Benefit, adottato da oltre 3.600 imprese; nel 2019, la Francia ha istituito la Société à Mission, con 1.400 aziende oggi; nel 2022, la Spagna ha seguito l’esempio e altri paesi dell’Unione europea hanno iniziato a pensare in questo senso. In totale, ci sono attualmente più di 5.000 aziende di ogni dimensione, che rappresentano più di un milione di posti di lavoro, il cui impegno si basa su valori condivisi: la solidarietà, i diritti umani, la parità di genere e la lotta contro ogni discriminazione, lo sviluppo dell’occupazione locale, il rispetto dell’ambiente, la biodiversità e la lotta al cambiamento climatico, ecc.

E’ in atto un cambiamento radicale, anche se in questa fase non esiste ancora un quadro comune europeo.

L’APPELLO PER UNA DIRETTIVA EUROPEA

Come leader di aziende, noi crediamo che il business sia una potente leva per trasformare la società, a condizione che l’impresa si impegni sinceramente, chiarisca quale sia il proprio contributo ad un impatto positivo e si doti di un quadro che strutturi, perpetui e garantisca il proprio approccio riformatore.

Riconoscendo i progressi compiuti dal movimento cooperativo e la cooperazione sociale, riteniamo ci sia bisogno di un quadro europeo, universale e credibile, per definire un livello di commitment che possa essere adottato da ogni tipologia di impresa e abbracciare la diversità degli obiettivi e impegni specifici di ciascuna azienda, di ogni settore di attività e di ogni Paese.

Data la portata delle sfide che abbiamo di fronte (clima, biodiversità, questioni sociali, ecc.), c’è bisogno di un cambio di paradigma: dobbiamo ripensare il business!

Per accelerare la transizione dell’intera economia, stiamo lavorando per mettere in atto un nuovo modello di business che contribuisca attivamente al bene comune, e che strutturi, perpetui, garantisca e dia credibilità all’organizzazione e agli obiettivi dell’impresa.

Le prime PMI e grandi aziende che hanno implementato questo quadro giuridico, in Italia e in Francia, ne misurano gli effetti positivi: maggiore coinvolgimento dei dipendenti, risposta alla loro ricerca di significato, una reputazione aziendale più forte, una leva per l’innovazione e la differenziazione, e una tripla performance: economico, sociale e ambientale.

Questo è il motivo per cui chiediamo una Direttiva Europea, incoraggiando tutti gli Stati Membri ad adottare un legal framework che includa i seguenti principi chiave:

  • un quadro giuridico in cui le imprese si impegnano volontariamente e in modo proattivo, fin dalla loro creazione o in una traiettoria di trasformazione, indipendentemente dalla loro forma giuridica, dimensione e settore di attività;
  • l’inclusione nel proprio statuto di finalità sociali e ambientali per il bene comune, accanto allo scopo di profitto e in coerenza con lo scopo principale dell’impresa;
  • un meccanismo di controllo esterno e un obbligo di trasparenza, le cui disposizioni siano definite da ciascuno Stato membro (ad esempio autorità pubblica di controllo, organismo di audit terzo indipendente, ecc.);
  • un meccanismo di controllo interno che includa almeno un rappresentante dei lavoratori per le PMI. Nel caso di aziende di maggiori dimensioni, nell’ambito della governance aziendale, un organo dedicato esclusivamente al monitoraggio degli obiettivi, indipendente dal Consiglio di Amministrazione, comprendente almeno un dipendente, con una forte raccomandazione di includere gli stakeholder – clienti, partner, fornitori, attori locali, azionisti, ONG, esperti, accademici, ecc.;
  • la possibilità di estendere il concetto di responsabilità fiduciaria e di tutela degli amministratori, che devono essere garanti non solo dei buoni risultati economici dell’impresa, ma anche del rispetto delle finalità di beneficio comune e di contributo positivo alla società civile.

VISIONE EUROPEA DELL’ECONOMIA PARTECIPATIVA

Questo approccio integra il Green Deal europeo e i lavori attorno alle direttive sulla tassonomia verde e la CSRD (Direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale). Questi nuovi modelli di business fungono da guida per l’approccio alla doppia materialità.

Dopo l’adozione di legislazioni da parte di diversi Stati membri, l’Unione Europea deve ora dare impulso a una direttiva che promuova un quadro giuridico per la responsabilità sociale delle imprese al fine di cambiare scala, coinvolgere un maggior numero di grandi gruppi europei nella ricerca di un’armonizzazione dei sistemi e accelerarne l’attuazione in tutti gli Stati membri. E’ una questione di sovranità, che afferma una visione europea dell’economia partecipativa.

Ora è il momento! C’è un urgente bisogno di accelerare il processo per costruire un nuovo modello di società, una nuova economia sostenibile, il modello dell’impresa di domani, raccontando nuove storie entusiasmanti e stimolanti che soddisfino le aspirazioni dei cittadini in Europa e oltre.

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Sostieni l’iniziativa per promuovere l’adozione di una direttiva europea che introduca un quadro giuridico fondato sui principi costitutivi delle Società Benefit.

Firma anche tu!

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Primi firmatari:

Hélène BERNICOT, Co-Presidente della Communauté des Entreprises à Mission (Francia)

Guillaume DESNOËS, Co-Presidente della Communauté des Entreprises à Mission (Francia)

Mauro DEL BARBA, Presidente di Assobenefit (Italia)

Emery JACQUILLAT, Co-fondatore della Communauté des Entreprises à Mission, Referente Europeo e Presidente di CAMIF (Francia)

Laurence MÉHAIGNERIE, Co-fondatrice della Communauté des Entreprises à Mission e Presidente di CITIZEN CAPITAL (Francia)

Benoît QUITTRE, Presidente di KAYA, Coalizione belga di ecoimprenditori (Belgio)

Florence GUÉMY, CEO di Groupe BAYARD (Francia)

Co-firmatari

Louis AMORY, Maisons BLAVIER ; Emmanuel ANDRIES, D-SIDE ; Muriel BERNARD, eFARMZ ; George BLACKMAN, REALCO ; Thomas BLAKE, PLUO ; Olivier BOUCHE, CORPORATE REGENERATION ; Jo BUEKENS, PILARIO ; Olivier de CARTIER, COPAINS.GROUP ; Philippe CHEVALIER, N-SIDE ; Hadewig de CORTE ; Jacques CRAHAY, past-CEO COSUCRA ; Thibaut GEORGIN, consultant et administrateur de sociétés ; Olivier GEVART, CREDAL ; Jan HAEMERS, HAEMERS TECH ; Alexandre HELSON, Maison DANDOY ; Salvatore IANNELLO, La Chocolaterie GALLER ; Françoise JOLLY, NAXHELET ; Luc LANGER, MATERIA NOVA ; Chuck de LIEDEKERKE, SOIL CAPITAL ; Philippe LOVENS, URBIKE ; Amélie MATTON, ECOSTERYL ; Christian ROGGEMAN, GRAMITHERM Europe ; Frédéric ROUVEZ, EXKI ; Lionel SLUSNY, SHIPERISE ; Chantal SOHIER ; Christine THIOUX, A-TH&associates ; Sophie TRINON, ALPHA INNOVATIONS ; Vincent TRUYENS, CORPORATE REGENERATION ; Denis ULENS, IDEEO ; Jean de VILLENEUVE BARGEMONT, CERAN

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