Imprese, missione, Europa.
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Notizie dal mondo Benefit

Imprese, missione, Europa.

Sostieni e diffondi il manifesto delle imprese con una missione: un appello per un modello d’impresa volontario ma esigente, che mette strategia, governance e missione al servizio di un progetto europeo del Terzo millennio.

In dieci anni, le Società Benefit sono passate da realtà di nicchia a fenomeno sempre più europeo. Con la legge 28 dicembre 2015, n. 208, l’Italia è stata il primo Stato sovrano ad introdurle nel proprio ordinamento, tracciando la strada per altri Paesi: le Sociétés à mission sono state create in Francia nel 2019, la Spagna ha introdotto le Sociedades de Beneficio e Interés Común (SBIC) nel 2022, mentre il Belgio si appresta ad unirsi con uno statuto di società a missione di interesse comune. Ovunque, si delinea una base comune per le imprese che vogliono inscrivere il loro contributo sociale e ambientale al centro della loro governance.

La sfida ora si fa più ambiziosa: superare il mosaico di normative nazionali per costruire un’architettura europea unitaria e leggibile.

È urgente affermare una via che concili libertà d’impresa e responsabilità nei confronti dei lavoratori, dei territori e delle comunità. È questo compromesso — economico, sociale e democratico — che costituisce la singolarità dell’Europa e che può portare tutti attorno al tavolo.

Per questo vi invitiamo a diffondere il manifesto promosso da Assobenefit e dai suoi partner europei congiuntamente alla comunità delle imprese a missione: un appello per un modello d’impresa volontario ma esigente, che mette strategia, governance e missione al servizio di un progetto europeo di lungo termine.

Buona lettura!

L'Europa può ideare l'impresa del XXI secolo?

Nel 1988 Jacques Delors invitava a “ridare un'anima all'Europa”. Quasi quarant'anni dopo, in un momento in cui il nostro continente mette in discussione il proprio modello economico, sociale e politico, una domanda si pone al mondo dell'impresa: qual è la sua funzione nella società del XXI secolo?

In tutta Europa sta emergendo una dinamica profonda: quella delle imprese che si impegnano e pongono la loro missione al centro della loro governance. Per “missione” intendiamo l'affermazione esplicita, sostenuta ai massimi livelli dell’azienda, del proprio contributo sociale e ambientale, integrato nella strategia e nei processi decisionali. In questo modello, la direzione aziendale esercita un mandato più ampio, volto a perseguire deliberatamente un impatto positivo, che va oltre il tradizionale obiettivo di creazione di profitto e distribuzione di dividendi.
La Società Benefit (conosciuta anche come Benefit Corporation, Société à Mission o, più in generale, come purpose-driven company) non è più una peculiarità nazionale. 

In Italia – primo Stato sovrano al mondo ad aver introdotto questo innovativo modello d’impresa nel proprio ordinamento – poi in Francia, Spagna e, ci auguriamo presto, anche in Belgio, l’impresa benefit sta progressivamente prendendo piede in tutti i settori dell’economia. 
Se oggi quasi un milione e mezzo di dipendenti lavorano già nelle 8000 imprese italiane, francesi e spagnole, impegnate per il bene comune, immaginiamo l'impatto del modello se si diffondesse in tutti i Paesi europei. 

Le forme giuridiche nazionali differiscono per adattarsi ai contesti economici, ma si conferma la stessa visione: l'impresa è la leva di trasformazione, che può consentire all'Europa di rifondare la sua economia, lontano dalla pianificazione cinese e dall'ultraliberalismo americano.

Perché questa convergenza? 
Il modello benefit risponde efficacemente alle attuali impasse. Consente, innanzitutto, di conciliare innovazione e resilienza, performance e visione di lungo periodo. 
Rafforza, inoltre, la credibilità degli impegni sociali e ambientali, grazie alla loro integrazione nella governance e a un sistema di controllo. 
Costituisce, infine, uno strumento per attrarre sia giovani talenti, che investitori — e più in generale tutti gli stakeholder — in un’economia in cui lo scopo di beneficio comune si afferma come fattore di competitività.

La "missione" diventa una risorsa strategica dell'azienda e una leva di efficienza economica - ad esempio, tra il 2021 e il 20231 il fatturato delle Società Benefit italiane è cresciuto del 26%, contro il 15% delle non-benefit. Può rafforzare l'autonomia strategica europea, radicando la resilienza delle imprese nel lungo termine, rendendo sicure le loro catene del valore e orientando l'innovazione verso le transizioni chiave.

Affinché questa dinamica possa diffondersi su larga scala, si delinea ora una sfida: l'Europa. Riconoscere, strutturare e rendere visibile il modello delle Società Benefit su scala europea consentirebbe di evitare un mosaico di modelli, incrementando la chiarezza per imprese e investitori, e darebbe all'Europa una strada, la sua strada, peculiare forse, ma profondamente identitaria.

Il lancio del progetto di ricerca “Société à mission en Europe”, sostenuto dal Fondo europeo di sviluppo regionale, testimonia questa nuova maturità. Riunendo ricercatori e attori economici di diversi Paesi, apre uno spazio essenziale per confrontare le pratiche, misurare gli effetti reali e formulare proposte per il futuro.

In questa dinamica, noi, organizzazioni pioniere delle Società Benefit in Europa, assumiamo un ruolo guida: strutturare, collegare e far emergere una voce europea comune dell'impresa basata su performance, autonomia strategica e transizione ecologica e sociale.

Sì, è possibile ridare un'anima all'economia europea attraverso questo modello. Perché impegnarsi in questa visione d’impresa significa sprigionare un fervore creativo capace di opporsi a tutte le derive economiche predatorie della contemporaneità.


A nome diMarco Morganti e Paolo Di Cesare, Assobenefit, associazione delle Società Benefit in Italia
●	Guillaume Desnoes e Hélène Bernicot, Communauté des entreprises à mission, associazione di riferimento delle sociétés à mission in Francia
●	Benoît Quittre, Kaya, coalition belge des Ecopreneurs
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