Abbiamo intervistato Andrea Bellucci, Professore Associato di Economia Aziendale presso l’Università di Perugia, membro del Comitato Scientifico di Assobenefit e socio AIAF, nel suo ruolo di Team Leader della Commissione sulle Società Benefit per l’Oscar di Bilancio 2024, organizzato da FERPI, Borsa Italiana e Università Bocconi.
Il Professor Bellucci è stato tra i protagonisti della cerimonia di premiazione del 60° Oscar di Bilancio, svoltasi il 13 dicembre a Milano, intitolata “Il Valore del Reporting – La trasparenza ai tempi della CSRD”: un tema che riflette l’importanza crescente della rendicontazione di sostenibilità e del rispetto dei criteri ESG alla luce della nuova direttiva europea CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive.
Ogni anno l’Oscar di Bilancio assegna un premio alle organizzazioni che si sono distinte per trasparenza, innovazione e impegno verso la sostenibilità, suddivise in diverse categorie, tra cui quella dedicata alle Società Benefit. Tra queste, nel 2024 si sono candidate circa venti Società, esaminate dall’apposita Commissione guidata dal Professor Bellucci.
Professore, quali sono state le impressioni generali nell’ambito della Commissione da lei presieduta?
La nostra Commissione ha discusso i documenti di valutazione di circa 20 Società Benefit che ben rappresentavano l’eterogeneità del mondo benefit, in quanto diverse fra loro per dimensioni, settori, geografie e per i differenti approcci al reporting che abbiamo rilevato.
È importante precisare una novità sull’obiettivo assegnato alla Commissione per quest’edizione, che è stato quello di valutare sia il reporting finanziario che quello non finanziario, in un’ottica che guarda alle novità introdotte dalla CSRD.
Mi preme infine evidenziare, con soddisfazione, che questa Commissione, tranne per il sottoscritto, era costituita esclusivamente da donne rappresentanti del mondo benefit: un segnale positivo, ma anche significativo del DNA inclusivo di questo mondo.
Quali elementi chiave avete rilevato nella terna delle SB finaliste?
Il comune denominatore che ci ha positivamente colpiti nelle migliori SB analizzate è stata la tensione al miglioramento continuo del reporting, non scontato anche quando si vanno ad analizzare i documenti delle grandi imprese. Molto importante, inoltre, la buona capacità che abbiamo rilevato di integrare aspetti finanziari e non finanziari, di coinvolgere gli stakeholder e di utilizzare metriche innovative.
Naturalmente, anche le tre aziende che si sono distinte per la qualità del loro reporting integrato rappresentano l’eterogeneità del mondo benefit: una grande società assicurativa mutualistica, un’impresa medio-grande di ricerca e sviluppo e una piccola società di servizi.
La prima ha dimostrato una notevole capacità di perfezionare nel tempo il suo modo di fare reporting, con una forte integrazione fra dimensione finanziaria e non e con una rilevante capacità di sviluppare in modo esauriente le varie componenti del reporting, in primis l’analisi di materialità. Ha anche espresso un notevole lavoro a monte di analisi di vari aspetti e di stakeholder engagement. Infine, abbiamo apprezzato il suo modello di comunicazione modulato in maniera diversa a seconda della tipologia di interlocutore, realizzando, per esempio, un abstract del reporting per i lettori meno esperti o rendendo la navigazione interna al documento molto intuitiva e accessibile.
La seconda azienda, di medie dimensioni, ha dimostrato grande capacità di integrazione delle metriche GRI con quelle di valutazione degli impatti, andando anche a bilanciare con equilibrio la narrazione qualitativa e quella quantitativa. Anche in questo caso, abbiamo rilevato un impegno nelle modalità di comunicazione secondo un chiaro approccio interattivo. Certamente un buon esempio di rendicontazione per imprese di medie e piccole dimensioni che si vogliono avvicinare al reporting o per quelle che vogliono potenziare il percorso di rendicontazione già intrapreso.
La terza Società Benefit, seppur di minori dimensioni, ha ben strutturato e arricchito il documento di rendicontazione di numerose iniziative e di metriche appropriate, esprimendo un impegno sicuramente di lunga data. È interessante notare come, anche in questo caso, si sia data rilevanza alle modalità di fruizione del documento, attraverso un approccio interattivo che mira a valorizzare la relazione con gli stakeholder.
C’è una parola chiave che riassume la peculiarità del reporting per le SB, almeno come potenziale elemento distintivo?
“Strategia” è sicuramente la parola chiave per le Società Benefit anche in ambito di rendicontazione: le SB, per statuto e mentalità del management, degli azionisti, delle persone, hanno una visione strategica integrata del profitto e del beneficio comune a monte del processo di reporting. Vantano un “integrated thinking” che le porta a non considerare prioritaria la qualità della rendicontazione di per sé, ma a lavorare a monte nella definizione di una strategia e, a valle, su una definizione di pratiche che porti al beneficio comune tramite un percorso di transizione che poi viene rendicontato.
Il beneficio comune non è un obiettivo complementare rispetto a quello del profitto ma è l’elemento chiave che porta una dimensione strategica verso il cambiamento di paradigma.
Le SB si trovano quindi in posizione di vantaggio in questo momento di adeguamento alla CRSD rispetto alle non benefit?
Da un lato, sono senza dubbio avvantaggiate sia da quell’integrated thinking strategico portato dall’obiettivo del beneficio comune, sia a livello pratico dall’aver già maturato un’attitudine alla rendicontazione tramite la relazione di impatto, per esempio in termini di raccolta dati e di governance del reporting.
Qual è dunque la sfida per le SB con l’arrivo della CSRD?
Le Società Benefit possono avere un ruolo pionieristico, di apripista nello sviluppo di un’interpretazione originale dell’analisi di materialità, un aspetto chiave della CSRD, andando a integrare la dimensione strategica del beneficio comune.
Le SB, infatti, sono le uniche imprese ad avere il beneficio comune come obiettivo pari a quello del profitto, e per questo possono aprire nuove strade declinando il beneficio comune nell’analisi di materialità.