In un’intervista a Vita, Marco Morganti – già alla guida di Banca Prossima e oggi presidente di Assobenefit – indica la rotta per il futuro delle società benefit: costruire una comunità economica fondata su regole condivise, coerenza nei comportamenti e alleanze tra soggetti che non puntano solo alla reputazione, ma al cambiamento reale. Serve, soprattutto, che il modello benefit diventi infrastruttura stabile dell’economia civile.
Tra i passaggi più importanti dell’intervista:
- La forza dei legami autentici
«Un giudice antimafia mi disse: funzionano solo i patti fra buoni. Tutto il resto si rompe». Morganti parte da qui per dire che la sostenibilità non si costruisce per legge, ma tra persone che condividono visione e comportamenti. - Oltre la forma giuridica
Servono “disciplinari benefit”, indicatori di performance condivisi e relazioni strette con istituzioni e Terzo Settore. Altrimenti il rischio è rimanere nell’apparenza. Le società benefit, oggi oltre 5.000 in Italia, rischiano di restare etichette se non si legano a una cultura d’impresa capace di tenere insieme solidità economica e impatto sociale misurabile. - Un cambio di passo operativo
Distretti benefit, alleanze con Confindustria, percorsi formativi e università: costruire un ecosistema che tenga insieme impresa, cultura e impatto. - Rigoroso ottimismo
Richiamando il “miracolo” del Dopoguerra, Morganti difende la tenuta istituzionale del Paese. Ma avverte: «Pensare che tutto ciò possa essere compromesso dal signore biondastro, con idee da svalvolato è ridicolo»
Un cambio di passo che riguarda non solo le imprese, ma l’intero sistema-Paese: «La forma giuridica non basta. È nei comportamenti e nelle relazioni che si misura la tenuta di un’impresa benefit».