Recentemente, un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, “Società benefit e nuovi possibili orizzonti di armonizzazione europea”, scritto da Livia Ventura, membro del nostro Comitato Scientifico, ha evidenziato la crescente necessità di una normativa armonizzata a livello europeo. Tale normativa potrebbe dare maggiore stabilità e riconoscimento alle imprese che operano con un duplice scopo: profitto e impatto sociale. Negli ultimi anni, l’Unione Europea si è trovata di fronte a una crescente diffusione di nuove forme organizzative ibride, caratterizzate dalla duplice finalità di lucro e di beneficio sociale e ambientale. Tra queste, il modello di maggior successo a livello internazionale è senza dubbio la Benefit Corporation statunitense, che ha ispirato numerosi ordinamenti, tra cui quello italiano con l’introduzione della società benefit nel 2016 (L. 208/2015). Tuttavia, nonostante la crescente presenza di imprese for-benefit in diversi Stati membri, l’Unione Europea non ha ancora adottato una disciplina armonizzata in materia.
L’adozione di una disciplina comune potrebbe favorire la creazione di un quadro giuridico coerente e chiaro, eliminando le attuali disomogeneità tra i vari ordinamenti nazionali.
Un modello europeo di società a duplice scopo potrebbe facilitare gli investimenti transfrontalieri e consolidare un forte “quarto settore” europeo, promuovendo un approccio basato sulla sostenibilità e sulla responsabilità sociale d’impresa. La regolamentazione potrebbe seguire due principali direttrici:
1.Creazione di una Società Benefit Europea, un’entità giuridica sovranazionale con caratteristiche comuni in tutti gli Stati membri.
2.Direttiva Europea, che imponga agli Stati membri di introdurre nel proprio ordinamento una forma giuridica di società benefit, garantendo al contempo la flessibilità necessaria per adattarsi alle peculiarità nazionali.
Un’eventuale disciplina europea dovrebbe basarsi su alcuni principi chiave, già condivisi dalle normative esistenti:
Scopo sociale plurimo: le società benefit devono perseguire sia il profitto sia obiettivi di beneficio comune.
Doveri degli amministratori: i dirigenti devono bilanciare gli interessi degli azionisti, degli stakeholder e della comunità, garantendo la coerenza tra la mission benefit e la strategia aziendale.
Trasparenza e rendicontazione: le imprese dovrebbero pubblicare annualmente un report d’impatto sociale e ambientale, verificato da organismi indipendenti.
Controlli e responsabilità: l’effettiva realizzazione degli scopi benefit dovrebbe essere monitorata sia da meccanismi interni (come organi di controllo societari) sia da autorità pubbliche.
Neutralità fiscale: il modello non dovrebbe prevedere incentivi fiscali, per evitare distorsioni del mercato e garantire una concorrenza leale con le imprese tradizionali.
Sebbene una riforma generale dei doveri degli amministratori sia di difficile attuazione, viste le attuali dinamiche politiche, la creazione di una forma organizzativa ibrida europea appare più realistica. La Commissione Europea ha quindi l’opportunità di promuovere la coesistenza di diverse forme associative e di permettere loro di competere in un mercato sempre più attento alle performance ambientali e sociali.
L’armonizzazione normativa non solo rafforzerebbe il ruolo delle società benefit in Europa, ma contribuirebbe a una crescita economica più equa e sostenibile, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Assobenefit continuerà a monitorare gli sviluppi in questo ambito, sostenendo un quadro normativo che valorizzi il ruolo delle imprese a impatto positivo nella costruzione di un futuro più responsabile e inclusivo.
Link all’articolo di Livia Ventura: https://www.ilsole24ore.com/art/societa-benefit-e-nuovi-possibili-orizzonti-armonizzazione-europea-AGfIds8C
